Quell’ircocervo dello scrittore/donna

L’altra sera Melania Mazzucco ci ha parlato dei suoi libri. Del suo essere uno scrittore/donna. Di aver voluto per il suo ultimo romanzo Limbo un protagonista/donna. Abbiamo potuto ammirare e ascoltare un grande autore/donna. Conoscere il suo lavoro, come nasce l’idea dei suoi libri, la loro costruzione. Ma a un certo punto Melania Mazzucco si è fermata, e ci ha detto la fatica e la difficoltà di essere un grande scrittore/donna. Ci ha confessato che ci vuole tre volte l’impegno di uno scrittore uomo, essere tre volte più brava. Questa affermazione mi ha colpito. Non era certamente la prima volta che la sentivo. Ma mi ha colpito il fatto che una scrittrice affermata davanti ad una platea di persone colte, e presumibilmente non inclini alla discriminazione di genere, abbia sentito il bisogno di affermare con forza una verità che dovrebbe ormai essere patrimonio condiviso. Ho capito che ancora oggi la condizione femminile richiede una militanza consapevole, l’indisponibilità ad abbassare la guardia, ad arretrare. Una scrittrice di successo, che con la sua arte è riuscita ad affermare la propria identità di donna, è costretta a rimanere in trincea a non perdere nessuna occasione per affermare la propria specificità di genere. Questo l’ho sentito di sera, al Tobagi, ma già la mattina, seguendo in streaming la Direzione del PD, avevo ascoltato l’intervento di Barbara Pollastrini che aveva esordito invitando il segretario ad aggiungere come priorità assoluta agli otto punti del programma di governo una legge urgente contro il femminicidio. Ancora una volta un politico/donna è stato costretto a mettere da parte (per un momento) strategie di governo e istituzionali per denunciare l’inaccettabile violenza sulle donne. Tutto questo fino a quando?

5 commenti a “Quell’ircocervo dello scrittore/donna

  1. Nella stanza dove lavoro siamo in due, un uomo ed una donna, anzi peggio, per la nostra gerontocratica Italia io sono una giovane donna. Quando entra qualcuno, a lui si rivolge con un mi scusi dottore ed a me con un signorina…
    non si tratta di titoli di studio, la nostra è ancora una cultura maschilista che in più non incoraggia i giovani ma i giovanilismi. Quindi siamo un “paese diseguale” e il mestiere di scrivere, credo non faccia differenza.

    • Ancora siamo a parlare di discriminazioni che avremmo dovuto cancellare quarant’anni fa … almeno così credevamo. Cambiare noi stessi e il nostro piccolo mondo non cambia le cose nel macrocosmo, anzi, direi che sono peggiorate, con l’inserimento di culture in cui la donna è ancor più succube. Sono dell’opinione che sia necessaria l’imposizione di regole e pene ristrettive, per fermare il femminicidio. Dal timore della pena, si passerà al rispetto per la vittima, non più essere di poco conto. Se poi questo essere scriva o dipinga o ami passeggiare nei boschi, ciò è irrilevante. Eppure sarebbe così bello che potesse farlo in piena libertà e riconoscimento!

  2. @marianna, @elisabetta. Non è che io pensassi che il mondo letterario fosse esente dalla discriminazione di genere. Credo che questa si riverberi in ogni ambito lavorativo, in ogni realtà sociale. E non credo neanche che “l’imposizione di regole e pene ristrettive” (che ci vogliono, eccome se ci vogliono!) sia sufficiente a cambiare le cose. A me aveva colpito l’urgenza, l’impegno civile, con cui Melania Mazzucco aveva testimoniato il valore della “differenza” e denunciato la ricaduta negativa nei rapporti di forza nella società. L’ho vista in trincea adempiere al dovere di difendere la dignità delle donne, lei che, in fondo, è una intellettuale, una scrittrice affermata, nonostante il suo essere donna.

    • Trovo particolarmente triste che anche in un ambito letterario la discriminazione si noti come in una qualunque altra professione: mi aspetterei maggior maturità intellettuale in un ambiente culturale.
      Del resto, il femminicidio è solo la manifestazione più violenta di quel maschilismo che il più delle volte si manifesta in modo molto più blando e strisciante, come condiscendenza e paternalismo. Per me, come donna, la parte più faticosa e frustrante è riuscire a non abbassare mai la guardia senza perdere la tenerezza.

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