Viola e la scarpina di cristallo

Nel romanzo di Sandro Veronesi Venite venite B-52 (1995) Viola, la figlia adolescente del protagonista, chiede al padre perché nella fiaba di Cenerentola, dopo la mezzanotte, tutto ridiventi come prima: la carrozza una zucca, l’abito di Cenerentola un vecchio straccio rattoppato, ecc. Soltanto la scarpina di cristallo, che rimane in mano al principe, non subisce alcuna metamorfosi. È una domanda intransigente, severa, adulta, che inquieta. Innanzitutto mi viene da pensare che spesso per indicare qualcosa che non cambia, che resta indifferente al mutamento, si usa la parola: cristallizzata. Si potrebbe ipotizzare che tale uso derivi proprio dalla fiaba di Perrault e da quella mutazione mancata: la scarpina di Cenerentola si è per l’appunto cristallizzata. Ma perché si è cristallizzata?

Prima ipotesi

Il principe ha toccato la scarpina, raccogliendola da terra, quando Cenerentola l’ha persa, fuggendo via a mezzanotte. Il principe era un Re Mida. Anziché tramutare in oro ogni cosa che toccava aveva il potere di conservare le cose nello stato in cui si trovavano al momento del contatto con le sue mani. Ciò spiegherebbe anche la politica di conservazione di tutte le monarchie, la tendenza dei sovrani a custodire le antiche tradizioni, opponendosi a qualsiasi cambiamento. La debolezza di questa prima ipotesi risiede nel fatto che dovremmo supporre che durante tutta la sera il principe azzurro, ballando con Cenerentola, non avesse mai toccato né il vestito, né altro alla sua dama. Altrimenti anche quell’elemento, sotto l’influenza del tocco principesco avrebbe dovuto sottrarsi alla mortificante metamorfosi.

Seconda ipotesi

I mutamenti indotti dall’incantesimo della fata, sia prima del ballo, che dopo, avvenivano soltanto alla presenza di Cenerentola. Una formula alchemica che associava la magia della fata con un sinergico fluido interiore di Cenerentola. Quando il principe raccoglie la scarpina, Cenerentola è ormai lontana e non può più influire, per la sua parte, nel processo di trasformazione. La debolezza di questa seconda ipotesi sta nel fatto che quando l’inviato del re prova la scarpina a Cenerentola, il contatto con il suo piede avrebbe dovuto trasformarla in un vecchio zoccolo, essendosi ricongiunti il fluido di Cenerentola e la magia della fata.

La verità è che non abbiamo una risposta che possa soddisfare l’intransigente Viola. Le fiabe sono fiabe e gli autori si prendono qualche licenza.

È il privilegio della scrittura: scardinare la realtà, capovolgere il mondo.

A proposito dell’immaginazione e della funzione eversiva e insensata della letteratura vi invito a leggere questo articolo di Tiziano Scarpa

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