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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Tanto per cambiare sono arrivata ad incontro iniziato! Giovanni Montanaro è uno scrittore giovane, ha 24 anni, si è laureato in giurisprudenza nel 2007 e contemporaneamente ha pubblicato il suo primo libro, La croce Honninfjord, con Marsilio. Ci ha raccontato che la prima stesura del libro è avvenuta in due mesi e mezzo, poi un anno di revisione per pubblicarlo. Ci parla di come immaginare una storia e naturalmente poi scriverla. Quando si vuole scrivere un racconto o un romanzo, la storia che si vuole raccontare deve essere credibile. La storia è azione, è un luogo dove delle persone ( personaggi ) si incontrano. Lo scrittore nel racconto crea un mondo in cui tutto può succedere. Spesso all’inizio di una storia, lo scrittore non sa dove la storia lo porterà ( una sorta di libero arbitrio dei personaggi). Lo scrittore quando scrive ha una responsabilità, perché il lettore forse farà propria parte del libro, e soprattutto perché si scrive per comunicare qualcosa agli altri. Quando si decide di raccontare qualcosa si deve partire dal presupposto che qualcuno le leggerà. Quindi è necessario scrivere andando incontro al lettore. Per esempio Montanaro nel suo primo romanzo ha creato tanti capitoli brevi, cercando così di essere utile al lettore che lo legge in treno, in autobus, andando a lavoro, che così ha la possibilità di riuscire a leggere capitoli interi e non interrompesi a metà nella lettura. Gli abbiamo chiesto da dove scaturiscono le sue idee per scrivere, la sua risposta è stata dalle immagini.
L’incontro con Pietro Spirito è stato interessante da più punti di vista, abbiamo incontrato il l’uomo, il giornalista e lo scrittore. Ha un modo di spiegare preciso, legge da un foglio dove ha annotato degli appunti, si interrompe per rispondere alle domande e prosegue riprendendo da dove si era fermato. Veniamo al dunque, doveva parlarci dei personaggi o meglio come nascono i personaggi, e così ha fatto. I personaggi per uno scrittore sono ovunque. A volte l’incontro casuale con delle persone per strada, una foto, un’oggetto può far nascere un personaggio. Il racconto o il romanzo è un organismo di parole, in cui i personaggi si muovono. Spirito suddivide i personaggi in tre categorie:
Ci elenca poi un decalogo di regole alle quali dovrebbero attenersi i personaggi:
- Il personaggio deve essere CREDIBILE. Tutto ciò che un personaggio fa deve essere FUNZIONALE alla narrazione.
- Il personaggio è AZIONE: mostrare e non spiegare.
- Ogni personaggio ha delle intenzioni.
- Ogni personaggio ha un passato.
- Il personaggio ha una reputazione.
- Deve avere dei difetti. Il difetto rende credibile un personaggio.
- Deve avere dei gusti, delle preferenze.
- Deve essere originale ( evitare gli stereotipi ).
- Ogni personaggio deve essere mosso da delle intenzioni.
- Regola riassuntiva.Le tre regole principali sono: le azioni del personaggio, le sue motivazioni e le esperienze passate.
Ogni romanzo ( o racconto) è un insieme di metafore che ci vogliono dire qualcosa. Nella narrativa la credibilità non è data dai fatti ( dalla verificabilità di un fatto narrato) ma piuttosto da quanto il lettore rimane coinvolto dai personaggi, da quanto li ritiene credibili. Ritornando alle tre categorie di personaggi Spirito ci ha spiegato che spesso la verità di un personaggio reale imbriglia la verità narrativa. Infatti è per questo che è difficile utilizzare dei personaggi reali. Il personaggio immaginario invece ha sempre qualcosa in sé dello scrittore. Una tecnica per creare personaggi immaginari può essere quella di mettersi nei panni degli altri, di porsi delle domande sul personaggio che si vuole creare: perché è vestito così?, parla in dialetto?, perché?, in che dialetto?. Quindi è molto importante OSSERVARE e PORSI DELLE DOMANDE. Ogni personaggio deve avere il proprio modo di esprimersi. Meglio non utilizzare dei manuali di psicologia per caratterizzare e dare spessore ai personaggi. Anche la scelta del nome è importante, non deve essere messo a caso. Nel caso dei personaggi storici, è necessario tenere un approccio documentale. E’ necessario conoscere il personaggio che si vuole inserire nel proprio racconto. In generale Pietro Spirito ci ha detto che è necessario che lo scrittore sia consapevole di ciò che scrive.
All’incontro è proseguita una piacevole cena in compagnia di Pietro Spirito. Alla prossima
Guardate che bella sorpresa abbiamo ricevuto ieri dopo l'incontro con Pietro Spirito! Lascio parlare le immagini!
 
Giovanni Turra è un poeta. Io l’ho scoperto la prima volta durante lo spettacolo ‘What’s up, Mestre?’, ed ero rimasta incantata dalla sua poesia. Per lui la poesia è il riscatto dalla vita, ritiene infatti che una civiltà senza poesia sia una civiltà morta. Quando pensa alla poesia l’immagine che gli appare agli occhi è un Notturno di Georges de La Tour (1593-1652). Nell’incontro di oggi ci ha spiegato, dal suo punto di vista, l’importanza della parola e del dialogo. La lingua italiana è caratterizzata dall’endecasillabo. La presenza di figure metriche rende la lingua intransitiva, nel senso però che focalizza l’attenzione su di sé. Uno scrittore si riconosce dalla ‘musica’ che riesce a produrre con la sua scrittura. L’uomo pensa, ragiona in base alla situazione in cui si trova. Tutti siamo condizionati da ciò che ci circonda. Dall’esistenzialismo si può capire ciò che l’uomo è. Ad esempio i personaggi di Tolstoj sono posti dallo scrittore in cui contesto esistenziale preciso. La caratterizzazione di un personaggio è ciò che lo rende vivo, credibile agli occhi del lettore. Rivelare ad esempio i tic, le manie di un personaggio significa dare rilevanza ad aspetti forse anche non appariscenti ma che caratterizzano il personaggio stesso. Cerchiamo di utilizzare il principio dell’iceberg: dare a vedere è meglio che spiegare. In un racconto/romanzo un buon dialogo è un antidoto al trattato di filosofia, e fa capire molto della società in cui è ambientato. Naturalmente è necessario distinguere tra la ‘chiacchiera’ e la ‘parola vera’. La parola vera permette alla narrazione di procedere. Si può anche fingere di dire delle banalità, nascondendo all’interno di queste delle verità; si può usare (e non abusare) dell’arma dell’ironia per tenersi al fondamentale di ciò che si vuole narrare. Il dialogo ha una funzione antologica, e non c’è mai una risposta esatta.E’ così ad esempio nel teatro di Cechov, i cui dialoghi sono senza una logica precisa, pieni di improvvisazioni. Basti pensare ai dialoghi che ci capita di sentire in un autobus, al bar. Lo scrittore diventa come un direttore d’orchestra, ogni personaggio da lui creato può possedere una verità polifonica, a seconda della situazione in cui si trova. Nei dialoghi/monologhi è possibile anche utilizzare i fantasmi, ma devono essere intonati con il contesto in cui li facciamo apparire. I sogni, i fantasmi ci portano ad investigare la mitologia dell’animo dell’uomo. Non atteniamoci allo stile neoclassico, ma se vogliamo diamo un che di mito alla realtà che ci circonda. Un esempio: una farfalla che si posa su una crosta di pane.
Consigli di lettura:
- Andrea Zanzotto ( Le prime poesie, quelle del 1951 )
- Silvio D’Arzo - Casa d’altri
- Italo Calvino - Giornata di uno scrutatore
- Paolo Volponi - Memoriale
- Francesco Biamonti - L'angelo di Avrigue
- Anton Cechov - Il giardino dei ciliegi
Esercitazioni facoltative:
- Circa il binomio Solitudine/Similitudine che capita di declinare all'interno della coppia uomo-donna, uomo-uomo, donna-donna, genitore-figlio, ecc...., componi un testo narrativo di una cartella che contenga, anche in ripresa non letterale, il seguente verso di Petrarca: "Un bel viso m'è dato in dura sorte".
- Per quanto riguarda la memoria strapazzata che risorge all'improvviso e lancia un grido, conferisci ad un oggetto della tua casa una dimensione sacra. Il testo da te prodotto non dovrà superare la lunghezza di una cartella e dovrà contenere almeno una sequenza narrativa, possibilmente in analessi ( ad esempio un flashback).
In viaggio con Guido Piovene Mercoledì 30 gennaio, ore 21.00 - Auditorium quarto piano In viaggio con Guido Piovene. Prossima fermata: Veneto Spettacolo-Incontro a cento anni dalla nascita dello scrittore In collaborazione con l'Ateneo Veneto, Regione del Veneto
Antonino Varvarà voce recitante en rico en i cola musiche Angela Kaufman danzatrice Rai Teche video Progetto di Tiziana Agostini, Stefano Ferrio, Anna Girardi
Ingresso libero
ps. Tiziana proponeva di andarci tutti insieme dopo l'incontro con Giulio Mozzi, che ne dite?
L’incontro con Elisabetta Rasy è stato sospirato. Le ferrovie dello stato hanno deciso di congiurare contro di noi, facendola arrivare con due ore di ritardo all’Hotel Bologna. Per i pochi che sono riusciti ad ascoltare interamente
l’ora che è riuscita a dedicarci è stato un momento interessantissimo.
Il tema dell’incontro doveva essere “dalla Storia alle storie”, ed avendo poco tempo la Rasy ha deciso di leggerci un brano scritto da lei per introdurci all’argomento. Il brano letto ricordava un episodio da lei vissuto durante la stesura di un suo romanzo. Era andata al cimitero Acattolico di Roma per cercare la data dello spostamento della tomba di Gramsci, era tornata più e più volte, perché gli impiegati del cimitero non riuscivano a trovare l’informazione che le serviva. E passeggiando per il cimitero si era imbattuta nelle tombe di Keats e Shelley, accanto ai quali ci sono per entrambi le tombe di due loro cari amici, morti più di sessanta anni dopo. La storia delle quattro lapidi l’ha affascinata molto. Partendo dalla ricerca di un qualcosa ci si può imbattere in qualcos’altro che per noi può avere più interesse. E alla fine non otterrà mai l’informazione che era andata a cercare in quel cimitero.
Quando un romanziere decide di ispirarsi alla Storia non è mai una scelta semplice, perché spesso si cerca il lato in ombra, quello non raccontato. Anche il più realistico tra gli scrittori non sarà mai uno stenografo della realtà. Non ci si deve soffermare solo sulle storie o sulla cronaca. E’ necessario distinguersi dal quel che altrimenti diverrebbe un reportage. Affinché una storia sia un racconto e non un resoconto non deve semplicemente ricalcare il reale. In letteratura il realismo non c’è mai, ma la letteratura deve provocare un effetto di verità, non una verità del sapere, ma di conoscenza. Si diventa scrittori per trovare quella verità. La narrazione non deve mai fermarsi davanti all’evidenza, deve cercare anche altro, il limite, il segreto. Tutto questo dà lo spunto per scrivere.
La lettura di un libro è una sorta di incontro, può funzionare o può non funzionare. Quando un libro non ci fa sentire nulla, è vuoto, si sente la carta, ma non si sente la vita.
La letteratura è uno spazio di verità.
Sono arrivata tardi all’incontro. Posso quindi riassumere solo l’ultima parte dell’intervento di Tiziana. Perché può piacere un romanzo? I romanzi oggigiorno servono a poco, il motivo per il quale ne abbiamo bisogno è che ci identifichiamo con i personaggi dei romanzi, entriamo nelle storie. Le storie sono belle quando piccoli oggetti, poche parole arredano lo spazio narrativo. Scrivere è anche selezionare, rallentare. Attraverso le parole impariamo a guardare, a capire, sognare e immaginare. Quando leggiamo un libro, la storia ci deve “catturare”, non ci deve annoiare. Raccontare è generare un desiderio.
Nell’esercitazione di oggi sono stati letti e commentati i racconti “20 minuti di scrittura continua” scritti da Ilaria Costantini, Annarosa Corò e Franco Castelli.
Consigli di lettura:
- Anita Desai - Fuoco sulla montagna.
Tema di scrittura ( da Tiziana): Proseguire l’esercizio iniziato durante l’incontro (scrivere per 5 minuti ispirati dal nome “Teila”). Arrivare ad una cartella.
Nel primo dei tre incontri che terrà al Tobagi quest’anno Giulio Mozzi ha parlato del conflitto, come spunto di partenza per scrivere una storia. Naturalmente, come ha specificato, questa è una semplificazione, e deve essere presa come tale. Il conflitto può essere inteso come conflitto tra un singolo ed un gruppo, tra gruppi diversi, fra elementi di uno stesso gruppo, tra aziende, fra famiglie, e cosi via. Quindi il conflitto non è da intendere solo tra persone. Può anche essere un conflitto tra un individuo e tutto il resto del mondo (tipico dei romanzi di formazione, grande conflitto fra il singolo e tutto il resto, ad esempio contro una classe sociale). Il conflitto può essere anche tra cose (persone che stanno in un luogo e il luogo stesso, es. La valle dell’Eden di John Steinbeck ). Nota: le storie non sono mai (questa non è una semplificazione, ma può essere considerata come un’esagerazione) storie di uno, di tre o di quindici, ma della relazione tra un soggetto e un altro, più soggetti con altri soggetti. (es. dai Promessi Sposi: se don Rodrigo non avesse tagliato la strada a Renzo , non ci sarebbe stata la storia, non ci sarebbe stato il libro). Il conflitto può nascere tra soggetti per il possesso di un oggetto ( Renzo e Don Rodrigo entrano in conflitto per il possesso di Lucia); l’oggetto può essere qualunque cosa (una cosa, un vecchio ferro da stiro) anche l’accesso ad un determinato ambiente sociale. Ci si è chiesti se il conflitto interiore potesse essere considerato conflitto. Giulio Mozzi ci ha spiegato che per lui il conflitto interiore non esiste, perché non è una relazione. Nel momento in cui si comincia a ragionare sul termine“conflitto interiore” ci si condanna a creare una storia su di un unico personaggio. Invece sono importanti le relazioni tra i personaggi. Le storie sono piene di mezzi tecnici per condurre il conflitto. L’esposizione di questi mezzi tecnici, costituisce la sostanza della storia.
Qui di seguito gli esercizi proposti da Giulio Mozzi per i prossimi incontri:
- Esercizio per l’incontro del 30 gennaio: Immaginare un conflitto o un gruppo di conflitti tra dei soggetti, ad esempio per il possesso di uno stesso oggetto. Scrivere tre diverse idee, e sintetizzarle in poche righe.
- Scrivere un progetto di storia (15 righe al massimo).
- Scrivere 5 pagine di descrizione della storia di cui si era abbozzato il progetto (anche sotto forma di scaletta, se si vuole descriverne una o più scene).
Un incontro diverso dal solito quello di oggi al Laboratorio del Circolo Tobagi, con Michele Gottardi, critico cinematografico e docente all’Università di Ca’ Foscari; è stata una vera e propria immersione nel mondo del cinema. Michele Gottardi ha iniziato con un breve excursus su cosa voglia dire la narrazione cinematografica. I primi filmati del cinematografo dei fratelli Lumière erano finestre sul mondo reale, di ordine quasi documentaristico, un cinema rigido. Gia qualche anno dopo cambierà, con le avanguardie. L’importante è capire il modo di filmare di un regista, e soprattutto il montaggio. Un regista fa un’operazione di tipo sociale, il film è un’opera collettiva, qui sta la differenza sostanziale con lo scrittore. Il prodotto finale risente di molti fattori, non da ultimo quello economico. Per fare un film oggi ci vogliono un centinaio di migliaia di euro solo di partenza. Anche solo per un documentario ci vogliono minimo quindici, ventimila euro per mezz’ora. Ritornando alle avanguardie, sono celebri i cortometraggi di Luis Bunuel. Il più forte di questi è un cortometraggio del 1929 Un chien andalou scritto, prodotto, diretto e interpretato da Luis Buñuel e Salvador Dalí ed è considerato il film più significativo del breve periodo del cinema surrealista. Il film si apre con una sequenza in cui si vede una mano che solleva la palpebra di una donna e le taglia un occhio con un rasoio, mentre lo stesso Bunuel guarda una sottile nuvola che taglia la luna illuminata. Nella storia del cinema esiste un duopolio tra piano sequenza e il montaggio. Il piano sequenza consiste in un’inquadratura piuttosto lunga, che deve dare la sensazione di un’ininterrotta continuità temporale. Ci possono essere di inquadrature: Primo piano (viso), piano medio (mezzo busto), piano americano (dalle ginocchia in su, inventato per girare i western). Il piano sequenza rifiuta il montaggio, volendo rispettare al massimo il tempo reale. Il problema della narrazione cinematografica è il tempo, che deve essere ellittico. La consacrazione del piano sequenza avviene con un grande regista, Orson Wells, che lo usa con un’idea conoscitiva del cinema. Nel suo Quarto Potere, troviamo un uso rivoluzionario del piano sequenza. Da Wells in poi il cinema cambia. Il film vuol fare capire. Dall’altra parte c’è il montaggio. E’ l’esaltazione di un racconto. Sergej M. Ejzenštejn, ed agli esponenti dell'espressionismo tedesco e del surrealismo diedero una dimensione nuova al montaggio: attraverso la correlazione o l'opposizione di due immagini in sequenza, si ottenevano significati che andavano oltre il contenuto delle singole inquadrature. Negli anni Cinquanta siamo in pieno neorealismo. I registri fotografano la realtà. Un grande regista italiano neorealista di quegli anni è Rossellini ( esempio: Germania Anno Zero). Dagli anni Sessanta in poi invece, il regista decide di raccontare qualcosa, non più qualcosa di vero, com’era successo negli anni Cinquanta. Quindi spesso lo spettatore vede qualcosa di cui non capisce più immediatamente il significato ( ad esempio 2001:Odissea nello spazio di Stanley Kubrick del 1968, non era immediato capire parlasse della teoria della relatività di Einstein). Con la macchina da presa digitale infine non c’è più distanza tra il raccontare e il filmare. Chi riprende vede già quello che filma. La macchina da presa vede tutto, più dell’occhio umano.
Piacevole la conclusione dell'incontro da parte di Tiziana, con la lettura di due racconti di Natale,Rabbia di Natale, dai “60 Racconti” di Dino Buzzati, e uno da “I magnagati” di Virgilio Scapin
Ps. Compito per le vacanze da parte di Tiziana, scrivere un racconto di Natale!
In questo terzo incontro del laboratorio Sebastiano Gatto ci ha dato dei consigli di lettura, perché come ben sappiamo, per scrivere bisogna imparare a leggere. Attraverso la letteratura si riesce a capire il mondo che ci circonda. All’interno dei romanzi è possibile trovare delle ‘spie’, dei riferimenti che ci fanno cogliere preziose informazioni sull’ambientazione storica in cui il romanzo è stato scritto. La letteratura non si preoccupa di scrivere la Storia, ma delle storie, che possono essere reali o inventate, ed anche se sono reali, viene aggiunto il punto di vista dell’autore. La Storia rimane sullo sfondo. Ma attraverso la lettura della storia raccontata possiamo cogliere molti particolare su quella vera. Ad Esempio le Parabole raccontate nei Vangeli. Ci si accorgerà leggendole che sono piene di riferimenti alla vita dei campi. Lo scopo dello scrittore è di dare un insegnamento al lettore, ma leggendo le parabole il lettore odierno potrà capire il contesto in cui venivano narrare, e la tipologia di lettore per le quali erano scritte ( contadini, gente umile che poteva capire con esempi semplici) . E’ più semplice capire, analizzare la storia di romanzi più lontani da noi nel tempo, che quelli scritti ai giorni nostri. La proposta fatta da Sebastiano Gatto, è stata quella di leggere qualche pagina di tre romanzi di autori contemporanei, scritti negli ultimi dieci anni, e cercare insieme di sviscerare informazioni sulla famiglia. Leggendo questi romanzi tra quarant’anni che idea della famiglia si potrà fare il lettore? I romanzi scegli sono Vergogna di Coetzee, autore sudafricano, Zona Disagio di Franzen,americano e Piattaforma di Houllebecq,francese, a rappresentazione dei tre continenti,Africa, America ed Europa. Alla fine delle letture e degli interventi dei corsisti, si è arrivati alla conclusione che quel che si percepisce è la visione di una famiglia totalmente disgregata, ma proprio il parlare così tanto della sua problematicità significa che è ancora molto importante, poiché risponde ai bisogni dell’individuo crearsi degli affetti e una dimensione affettiva sicura. Consigli di lettura:
- J.M.Coetzee - Vergogna
- J.Franzen – Zona disagio, Le correzioni
- M. Houellebecq - Piattaforma
Ps. Grazie a Caterina che mi ha permesso di concludere l’articolo con la sua descrizione delle conclusioni dell’ incontro, dal momento che scappata via un po’ prima ; )
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