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 29 aprile 2009 - Tiziana Agostini, Giulio Mozzi, Elena Triantafillis... di Annalisa Trabacchin
 
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Nulla dies sine linea. “Non lasciar passare neanche un giorno senza scrivere una riga”.

Plinio il Vecchio
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\\ Blog Tobagi : Storico : Laboratorio 2007/2008 (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Annalisa Trabacchin (del 15/09/2008 @ 15:28:58, in Laboratorio 2007/2008, linkato 270 volte)

Ciao a tutti. Dopo questo week end quasi invernale ho deciso che fosse il momento giusto per rifarmi viva sul blog. L’estate è passata, dobbiamo rimetterci a lavorare sul serio : ) La mia è letteralmente volata e la vostra? Avete scritto qualcosa da poter leggere insieme? O eventualmente da pubblicare sul blog così da poter essere letto o commentato dagli altri corsisti? Fatevi avanti!

 

E’ il terzo anno che assisto ad un incontro con Roberto Ferrucci, ed ogni anno è interessante, diverso. Quest’ anno l’incontro è più personale, è incentrato sul suo ultimo libro ( Cosa cambia, Marsilio, 2007), dal quale ci legge anche dei brani. Ed è appunto con la lettura delle pagine di Cosa Cambia che ci spiega come lui crea i personaggi. E’ importante dare subito una connotazione ai personaggi, e soprattutto all’Io Narrante. Esistono personaggi principali e personaggi che anche se secondari permettono alla storia narrata di andare in una certa direzione.
Ferrucci ci spiega che Cosa Cambia non voleva essere una testimonianza di quanto era successo a Genova, una pura cronaca. Tutto ciò che viene narrato sugli eventi di quei giorni a Genova sono veri; tutto il contorno della storia del protagonista è invece inventato. Per la riuscita narrativa del libro era necessario unire il ‘pubblico’ con il ‘privato’ , la Storia con la storia narrata.
Ferrucci conclude dicendoci che per lui i veri manuali di scrittura creativa sono i romanzi. Per riuscire a scrivere è necessario leggere.

 
Di Annalisa Trabacchin (del 03/03/2008 @ 17:52:11, in Laboratorio 2007/2008, linkato 296 volte)

I racconti letti e commentati nell'incontro di oggi sono stati quelli aventi per tema “da un nome una storia”. Abbiamo letto i racconti di:
Antonella Bontae, Franco Castelli, Ilaria Costantini, Enrico Losso e Francesca Stratimirovich.

Se volete aggiungere qualcosa ai commenti fatti durante l'incontro potete farlo qui : - )

 
Di Annalisa Trabacchin (del 24/02/2008 @ 19:22:15, in Laboratorio 2007/2008, linkato 724 volte)

Tanto per cambiare sono arrivata ad incontro iniziato! Giovanni Montanaro è uno scrittore giovane, ha 24 anni, si è laureato in giurisprudenza nel 2007 e contemporaneamente ha pubblicato il suo primo libro, La croce Honninfjord, con Marsilio. Ci ha raccontato che la prima stesura del libro è avvenuta in due mesi e mezzo, poi un anno di revisione per pubblicarlo.
Ci parla di come immaginare una storia e naturalmente poi scriverla. Quando si vuole scrivere un racconto o un romanzo, la storia che si vuole raccontare deve essere credibile. La storia è azione, è un luogo dove delle persone ( personaggi ) si incontrano. Lo scrittore nel racconto crea un mondo in cui tutto può succedere. Spesso all’inizio di una storia, lo scrittore non sa dove la storia lo porterà ( una sorta di libero arbitrio dei personaggi). Lo scrittore quando scrive ha una responsabilità, perché il lettore forse farà propria parte del libro, e soprattutto perché si scrive per comunicare qualcosa agli altri. Quando si decide di raccontare qualcosa si deve partire dal presupposto che qualcuno le leggerà. Quindi è necessario scrivere andando incontro al lettore. Per esempio Montanaro nel suo primo romanzo ha creato tanti capitoli brevi, cercando così di essere utile al lettore che lo legge in treno, in autobus, andando a lavoro, che così ha la possibilità di riuscire a leggere capitoli interi e non interrompesi a metà nella lettura. Gli abbiamo chiesto da dove scaturiscono le sue idee per scrivere, la sua risposta è stata dalle immagini.

 
Di Annalisa Trabacchin (del 17/02/2008 @ 19:02:22, in Laboratorio 2007/2008, linkato 453 volte)

L’incontro con Pietro Spirito è stato interessante da più punti di vista, abbiamo incontrato il l’uomo, il giornalista e lo scrittore. Ha un modo di spiegare preciso, legge da un foglio dove ha annotato degli appunti, si interrompe per rispondere alle domande e prosegue riprendendo da dove si era fermato. Veniamo al dunque, doveva parlarci dei personaggi o meglio come nascono i personaggi, e così ha fatto.
I personaggi per uno scrittore sono ovunque. A volte l’incontro casuale con delle persone per strada, una foto, un’oggetto può far nascere un personaggio. Il racconto o il romanzo è un organismo di parole, in cui i personaggi si muovono.
Spirito suddivide i personaggi in tre categorie:

  • Reali
  • Immaginari
  • Storici
Ci elenca poi un decalogo di regole alle quali dovrebbero attenersi i personaggi:
  1. Il personaggio deve essere CREDIBILE. Tutto ciò che un personaggio fa deve essere FUNZIONALE alla narrazione.
  2. Il personaggio è AZIONE: mostrare e non spiegare.
  3. Ogni personaggio ha delle intenzioni.
  4. Ogni personaggio ha un passato.
  5. Il personaggio ha una reputazione.
  6. Deve avere dei difetti. Il difetto rende credibile un personaggio.
  7. Deve avere dei gusti, delle preferenze.
  8. Deve essere originale ( evitare gli stereotipi ).
  9. Ogni personaggio deve essere mosso da delle intenzioni.
  10. Regola riassuntiva.Le tre regole principali sono: le azioni del personaggio, le sue motivazioni e le esperienze passate.
Ogni romanzo ( o racconto) è un insieme di metafore che ci vogliono dire qualcosa. Nella narrativa la credibilità non è data dai fatti ( dalla verificabilità di un fatto narrato) ma piuttosto da quanto il lettore rimane coinvolto dai personaggi, da quanto li ritiene credibili.
Ritornando alle tre categorie di personaggi Spirito ci ha spiegato che spesso la verità di un personaggio reale imbriglia la verità narrativa. Infatti è per questo che è difficile utilizzare dei personaggi reali.
Il personaggio immaginario invece ha sempre qualcosa in sé dello scrittore. Una tecnica per creare personaggi immaginari può essere quella di mettersi nei panni degli altri, di porsi delle domande sul personaggio che si vuole creare: perché è vestito così?, parla in dialetto?, perché?, in che dialetto?. Quindi è molto importante OSSERVARE e PORSI DELLE DOMANDE. Ogni personaggio deve avere il proprio modo di esprimersi. Meglio non utilizzare dei manuali di psicologia per caratterizzare e dare spessore ai personaggi.
Anche la scelta del nome è importante, non deve essere messo a caso. Nel caso dei personaggi storici, è necessario tenere un approccio documentale. E’ necessario conoscere il personaggio che si vuole inserire nel proprio racconto.
In generale Pietro Spirito ci ha detto che è necessario che lo scrittore sia consapevole di ciò che scrive.

All’incontro è proseguita una piacevole cena in compagnia di Pietro Spirito. Alla prossima ; - )

 

 
Di Annalisa Trabacchin (del 14/02/2008 @ 11:59:01, in Laboratorio 2007/2008, linkato 265 volte)

Guardate che bella sorpresa abbiamo ricevuto ieri dopo l'incontro con Pietro Spirito! Lascio parlare le immagini!

 
Di Annalisa Trabacchin (del 10/02/2008 @ 21:31:56, in Laboratorio 2007/2008, linkato 805 volte)

Giovanni Turra è un poeta. Io l’ho scoperto la prima volta durante lo spettacolo ‘What’s up, Mestre?’, ed ero rimasta incantata dalla sua poesia. Per lui la poesia è il riscatto dalla vita, ritiene infatti che una civiltà senza poesia sia una civiltà morta. Quando pensa alla poesia l’immagine che gli appare agli occhi è un Notturno di Georges de La Tour (1593-1652).
Nell’incontro di oggi ci ha spiegato, dal suo punto di vista, l’importanza della parola e del dialogo.
La lingua italiana è caratterizzata dall’endecasillabo. La presenza di figure metriche rende la lingua intransitiva, nel senso però che focalizza l’attenzione su di sé.
Uno scrittore si riconosce dalla ‘musica’ che riesce a produrre con la sua scrittura. L’uomo pensa, ragiona in base alla situazione in cui si trova. Tutti siamo condizionati da ciò che ci circonda. Dall’esistenzialismo si può capire ciò che l’uomo è. Ad esempio i personaggi di Tolstoj sono posti dallo scrittore in cui contesto esistenziale preciso. La caratterizzazione di un personaggio è ciò che lo rende vivo, credibile agli occhi del lettore. Rivelare ad esempio i tic, le manie di un personaggio significa dare rilevanza ad aspetti forse anche non appariscenti ma che caratterizzano il personaggio stesso.
Cerchiamo di utilizzare il principio dell’iceberg: dare a vedere è meglio che spiegare.
In un racconto/romanzo un buon dialogo è un antidoto al trattato di filosofia, e fa capire molto della società in cui è ambientato. Naturalmente è necessario distinguere tra la ‘chiacchiera’ e la ‘parola vera’. La parola vera permette alla narrazione di procedere. Si può anche fingere di dire delle banalità, nascondendo all’interno di queste delle verità; si può usare (e non abusare) dell’arma dell’ironia per tenersi al fondamentale di ciò che si vuole narrare. Il dialogo ha una funzione antologica, e non c’è mai una risposta esatta.E’ così ad esempio nel teatro di Cechov, i cui dialoghi sono senza una logica precisa, pieni di improvvisazioni. Basti pensare ai dialoghi che ci capita di sentire in un autobus, al bar.
Lo scrittore diventa come un direttore d’orchestra, ogni personaggio da lui creato può possedere una verità polifonica, a seconda della situazione in cui si trova.
Nei dialoghi/monologhi è possibile anche utilizzare i fantasmi, ma devono essere intonati con il contesto in cui li facciamo apparire. I sogni, i fantasmi ci portano ad investigare la mitologia dell’animo dell’uomo. Non atteniamoci allo stile neoclassico, ma se vogliamo diamo un che di mito alla realtà che ci circonda. Un esempio: una farfalla che si posa su una crosta di pane.

Consigli di lettura:

  • Andrea Zanzotto ( Le prime poesie, quelle del 1951 )
  • Silvio D’Arzo - Casa d’altri
  • Italo Calvino - Giornata di uno scrutatore
  • Paolo Volponi - Memoriale
  • Francesco Biamonti - L'angelo di Avrigue
  • Anton Cechov - Il giardino dei ciliegi
Esercitazioni facoltative:
  1. Circa il binomio Solitudine/Similitudine che capita di declinare all'interno della coppia uomo-donna, uomo-uomo, donna-donna, genitore-figlio, ecc...., componi un testo narrativo di una cartella che contenga, anche in ripresa non letterale, il seguente verso di Petrarca: "Un bel viso m'è dato in dura sorte".
  2. Per quanto riguarda la memoria strapazzata che risorge all'improvviso e lancia un grido, conferisci ad un oggetto della tua casa una dimensione sacra. Il testo da te prodotto non dovrà superare la lunghezza di una cartella e dovrà contenere almeno una sequenza narrativa, possibilmente in analessi ( ad esempio un flashback).

 

 
Di Annalisa Trabacchin (del 29/01/2008 @ 00:25:45, in Laboratorio 2007/2008, linkato 272 volte)

L’incontro con Elisabetta Rasy è stato sospirato. Le ferrovie dello stato hanno deciso di congiurare contro di noi, facendola arrivare con due ore di ritardo all’Hotel Bologna. Per i pochi che sono riusciti ad ascoltare interamente l’ora che è riuscita a dedicarci è stato un momento interessantissimo. Il tema dell’incontro doveva essere “dalla Storia alle storie”, ed avendo poco tempo la Rasy ha deciso di leggerci un brano scritto da lei per introdurci all’argomento. Il brano letto ricordava un episodio da lei vissuto durante la stesura di un suo romanzo. Era andata al cimitero Acattolico di Roma per cercare la data dello spostamento della tomba di Gramsci, era tornata più e più volte, perché gli impiegati del cimitero non riuscivano a trovare l’informazione che le serviva. E passeggiando per il cimitero si era imbattuta nelle tombe di Keats e Shelley, accanto ai quali ci sono per entrambi le tombe di due loro cari amici, morti più di sessanta anni dopo. La storia delle quattro lapidi l’ha affascinata molto. Partendo dalla ricerca di un qualcosa ci si può imbattere in qualcos’altro che per noi può avere più interesse. E alla fine non otterrà mai l’informazione che era andata a cercare in quel cimitero.

Quando un romanziere decide di ispirarsi alla Storia non è mai una scelta semplice, perché spesso si cerca il lato in ombra, quello non raccontato. Anche il più realistico tra gli scrittori non sarà mai uno stenografo della realtà. Non ci si deve soffermare solo sulle storie o sulla cronaca. E’ necessario distinguersi dal quel che altrimenti diverrebbe un reportage. Affinché una storia sia un racconto e non un resoconto non deve semplicemente ricalcare il reale. In letteratura il realismo non c’è mai, ma la letteratura deve provocare un effetto di verità, non una verità del sapere, ma di conoscenza. Si diventa scrittori per trovare quella verità. La narrazione non deve mai fermarsi davanti all’evidenza, deve cercare anche altro, il limite, il segreto. Tutto questo dà lo spunto per scrivere. La lettura di un libro è una sorta di incontro, può funzionare o può non funzionare. Quando un libro non ci fa sentire nulla, è vuoto, si sente la carta, ma non si sente la vita. La letteratura è uno spazio di verità.

 
Di Annalisa Trabacchin (del 20/01/2008 @ 17:31:45, in Laboratorio 2007/2008, linkato 274 volte)

Sono arrivata tardi all’incontro. Posso quindi riassumere solo l’ultima parte dell’intervento di Tiziana.
Perché può piacere un romanzo? I romanzi oggigiorno servono a poco, il motivo per il quale ne abbiamo bisogno è che ci identifichiamo con i personaggi dei romanzi, entriamo nelle storie. Le storie sono belle quando piccoli oggetti, poche parole arredano lo spazio narrativo. Scrivere è anche selezionare, rallentare. Attraverso le parole impariamo a guardare, a capire, sognare e immaginare. Quando leggiamo un libro, la storia ci deve “catturare”, non ci deve annoiare. Raccontare è generare un desiderio.

Nell’esercitazione di oggi sono stati letti e commentati i racconti “20 minuti di scrittura continua” scritti da Ilaria Costantini, Annarosa Corò e Franco Castelli.

Consigli di lettura:

  • Anita Desai - Fuoco sulla montagna.
Tema di scrittura ( da Tiziana):
Proseguire l’esercizio iniziato durante l’incontro (scrivere per 5 minuti ispirati dal nome “Teila”). Arrivare ad una cartella.

 

 
Di Annalisa Trabacchin (del 20/01/2008 @ 15:18:36, in Laboratorio 2007/2008, linkato 315 volte)

Nel primo dei tre incontri che terrà al Tobagi quest’anno Giulio Mozzi ha parlato del conflitto, come spunto di partenza per scrivere una storia. Naturalmente, come ha specificato, questa è una semplificazione, e deve essere presa come tale. Il conflitto può essere inteso come conflitto tra un singolo ed un gruppo, tra gruppi diversi, fra elementi di uno stesso gruppo, tra aziende, fra famiglie, e cosi via. Quindi il conflitto non è da intendere solo tra persone. Può anche essere un conflitto tra un individuo e tutto il resto del mondo (tipico dei romanzi di formazione, grande conflitto fra il singolo e tutto il resto, ad esempio contro una classe sociale). Il conflitto può essere anche tra cose (persone che stanno in un luogo e il luogo stesso, es. La valle dell’Eden di John Steinbeck ). Nota: le storie non sono mai (questa non è una semplificazione, ma può essere considerata come un’esagerazione) storie di uno, di tre o di quindici, ma della relazione tra un soggetto e un altro, più soggetti con altri soggetti. (es. dai Promessi Sposi: se don Rodrigo non avesse tagliato la strada a Renzo , non ci sarebbe stata la storia, non ci sarebbe stato il libro). Il conflitto può nascere tra soggetti per il possesso di un oggetto ( Renzo e Don Rodrigo entrano in conflitto per il possesso di Lucia); l’oggetto può essere qualunque cosa (una cosa, un vecchio ferro da stiro) anche l’accesso ad un determinato ambiente sociale. Ci si è chiesti se il conflitto interiore potesse essere considerato conflitto. Giulio Mozzi ci ha spiegato che per lui il conflitto interiore non esiste, perché non è una relazione. Nel momento in cui si comincia a ragionare sul termine“conflitto interiore” ci si condanna a creare una storia su di un unico personaggio. Invece sono importanti le relazioni tra i personaggi. Le storie sono piene di mezzi tecnici per condurre il conflitto. L’esposizione di questi mezzi tecnici, costituisce la sostanza della storia.

Qui di seguito gli esercizi proposti da Giulio Mozzi per i prossimi incontri:

  • Esercizio per l’incontro del 30 gennaio: Immaginare un conflitto o un gruppo di conflitti tra dei soggetti, ad esempio per il possesso di uno stesso oggetto. Scrivere tre diverse idee, e sintetizzarle in poche righe.
  • Scrivere un progetto di storia (15 righe al massimo).
  • Scrivere 5 pagine di descrizione della storia di cui si era abbozzato il progetto (anche sotto forma di scaletta, se si vuole descriverne una o più scene).

 

 
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